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“Dov’è l’America?” è una questione che ogni individuo prima o dopo si è posto. La stessa che ha spinto molte vite nei secoli scorsi ad andarne alla ricerca. “Dov’è l’America?” è anche una questione metaforica di uso comune tra la gente, spesso per esprimere una condizione di vita che manca. E quindi cos’è l’America? Un luogo fisico o una condizione di vita? Dov’è quando la cerchiamo? Dov’è quando non la troviamo? Alcuni la vedono al di là di una linea, altri invece al di là dell’oceano. E negli ultimi anni questa è al di là del Mediterraneo. La ricerca di essa viene intesa anche come una necessità di cambiamento per migliorare. E se questa è la ragione che spinge ogni giorno i migranti ad affrontare la morte in mare per raggiungere quel posto tanto agognato, “l’America” diventa anche motivo di sopravvivenza ai soprusi che gli stessi subiscono nelle loro terre a causa di guerre e piaghe sociali. 

È certo quindi che persone come Mustapha, Siaka, Ousmane, Issaka siano venuti in Italia per cercare la loro “America”, senza che loro sapessero cosa in realtà li stesse aspettando oltre la linea; senza considerare lo spazio ma il tempo per raggiungere il miglioramento. Nelle loro teste era già tutto lì, in attesa. L’attesa della rinascita per riprendere in mano le proprie vite. 

Poi ci sono Manuel, Balla e Shamal, che “l’America” se la sono guadagnata. La Croce Rossa Italiana ha proposto loro il ruolo di mediatori per facilitare l’interazione coi migranti, in prima battuta al momento dell’arrivo in Italia e poi in seguito nel centro d’accoglienza. Con l’impegno e la costanza nell’incarico prestato hanno ottenuto il loro posto all’interno dell’equipe Croce Rossa. 

Nel campo si parla di storie di lieto fine. In qualche modo tutti hanno vinto la sfida per la sopravvivenza e tutti hanno cercato di adattarsi al loro nuovo mondo. L’Africa e l’Asia sono paesi lontani ormai, e per alcuni devono rimanere continenti lontani. Una cosa è certa però: le radici sono insite in ognuno di loro e non potranno mai essere così distanti come le loro terre. Nel campo, nelle sue aiuole, sbocciano fiori d’Africa. L’Africa è in un palmo di mano. Una mano sul cuore.




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Centro di Accoglienza Straordinaria di Bresso, Milano. Maggio 2019

Il Centro di Accoglienza Straordinaria di Bresso, gestito dalla Croce Rossa Italiana, raccoglie i migranti in arrivo da Lampedusa e offre loro appoggio e sostegno. Qui vengono inseriti in alcune attività che loro stessi scelgono di fare. Principalmente la formazione scolastica elementare e poi alcuni laboratori come quello di teatro. Importante anche l’attività calcistica. La squadra del Bresso 4, impegnata nei campionati regionali, è composta interamente da migranti.

Nel centro, principalmente, si attende per l’approvazione delle richieste di asilo che la Convenzione di Ginevra valuta per il responso finale. Inevitabilmente qui l’attesa continua e fa da padrona nel campo e tra le file dei container, dove la vita scorre lenta come in un piccolo villaggio, in cui gli adattamenti sono di primaria importanza per soddisfare le necessità e ricreare una condizione di ordinaria quotidianità. 

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EN

“Where is America?” Is that question that every individual has asked himself sooner or later. The same that has driven many lives in past centuries to go in search of it. “Where is America?” Is also a metaphorical question commonly used by people, often to express a missing living condition. So what is America? A physical place or a condition of life? Where is it when we look for it? Where is it when we don’t find it? Some see it beyond a line, others see it beyond the Ocean. Recently this has been beyond the Mediterranean. The search for it is also intended as a need for change to improve. If this is the reason that pushes migrants every day to face death at sea to reach that much desired place, “America” ​​also will become a reason to survive the abuses that they suffer in their lands due to wars and plagues social.

Therefore it is certain that people like Mustapha, Siaka, Ousmane, Issaka have come to Italy to look for their “America”, without knowing what was really waiting for them beyond the line; without considering the space but only the time to achieve improvement. In they heads everything was already waiting there. Waiting for the rebirth to take back their lives.

Then there are Manuel, Balla and Shamal, who “earned” America. The Italian Red Cross offered them the role of mediators to facilitate interaction with migrants. Upon arrival in Italy firstly and then later in the reception center. With commitment and perseverance in the assignment, they obtained their place within the Red Cross team.

At the camp we also talk about happy ending stories. Somehow everyone won the challenge to survive and everyone tried to adapt to their new world. Africa and Asia are now distant countries and they must remain distant continents for some of them. One thing is certain though: the roots are inherent in each of them and can never be as distant as their lands. At the camp, in its flowerbeds, African flowers bloom. Africa and Asia are in the palm of a hand. A hand on heart.

Reception Center in Bresso, Milan. May 2019


The Reception Center in Bresso, managed by the Italian Red Cross, gathers migrants arriving from Lampedusa and offers them support. Here they are included in some activities that they themselves choose to do. Mainly elementary school education and some workshops such as theater. Football activity is also important. The Bresso 4 Team, engaged in the regional championships, is made up entirely of migrants.

In the reception center, migrants housed mostly expect for the asylum applications that the Geneva Convention evaluates for the final response. Inevitably, the wait continues and dominates the camp. Between the rows of containers, life flows slowly as in a small village where adaptations are of primary importance to meet needs and recreate a condition of ordinary everyday life.




Published on Perimetro SIDE

[YEAR n°2 – ISSUE n°] February 2020

https://perimetro.eu/febbraio2020/dove-lamerica/