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“Imagine a way” è un cammino di vita, non unicamente il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Un’esperienza questa che mi riguarda profondamente.

È stato durante il mio primo cammino, lungo la via francese, attraversata nell’aprile del 2016, che ho avuto modo di sperimentare la fotografia con la prima reflex che ho acquistato.

A settembre 2019 invece, sono tornato a Santiago percorrendo il Cammino Primitivo. Arrivavo già da un anno di studi della fotografia e quindi, sin da subito, l’intento è stato quello di volgere lo sguardo, in maniera più ricercata, su luoghi, situazioni e volti che potessero ricondurre a sensazioni, in modo da allontanare l’osservatore da ciò che è più comune, in termini di notorietà, per mostrare un percorso più introspettivo.

Scenari che si offrono davanti agli occhi del viandante, ma che molte volte sfuggono al riconoscimento in essi di aspetti riconducibili alle condizioni dell’animo umano.

Questo quindi vuole essere ‘Imagine a way’, il cammino dell’uomo come metafora di vita appunto. Un’esperienza che si può sperimentare lungo altri percorsi purché si cammini. Certo il Cammino Francese per Santiago, che è la via più comune, è unico nel suo genere in quanto è elevato e molteplice il susseguirsi degli incontri. E gli incontri generano cose, modificano i ‘percorsi’, trasformano l’andamento stesso del viaggio, dentro e fuori. 

Sul Cammino Primitivo, ho incontrato Risto-Matti Kutila, un ragazzo finlandese, praticante di yoga e Reiki. Una presenza indispensabile e fondamentale la sua, che ha trasformato il corso degli eventi (la foto di apertura è un ritratto di lui durante un massaggio thailandese, in un momento di raccoglimento nell’albergue de peregrinos di Fonsagrada, una delle tappe). Lui, come me, ad un certo punto della sua vita, ha cominciato ad interrogarsi sull’ordinario, così da pensare di voler cambiare tutto radicalmente. La soluzione per trovare delle risposte è stato appunto il camminare. Un’azione per niente scontata che attiva una comunicazione diretta con sé stessi e che pone davanti ai propri limiti, provando in molti casi paura e sconforto, smarrimento e frustrazione, che è necessario affrontare e superare per poter proseguire.

Questa attivazione per me è avvenuta in due momenti quindi (sul Cammino Francese nel 2016 e sul Cammino Primitivo nel 2019), e la cosa incredibile è che tutt’ora è in atto, in quanto non ho mai smesso da allora di approcciare alla vita e di accogliere tutto ciò che viene, anche inconsciamente, in quei termini di confronto, oltre a vedere negli altri il loro cammino. 

A marzo di questo 2020 invece avrei dovuto percorrere altre due vie per Santiago, la via portoghese e quella inglese, ma per la situazione Covid non è stato possibile. Conto di ritornarci appena fuori si potrà ripartire per continuare questa ricerca fotografica; per cogliere altre sfumature di una prova che ha segnato in qualche modo la mia vita.

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EN

“Imagine a way” is a journey of life, not just the pilgrimage to Santiago de Compostela. An experience that deeply concerns me.

It was during my first journey, along the French route, crossed in April 2016, that I had the opportunity to experience photography with the first SLR I bought.

In September 2019, however, I returned to Santiago along the Primitive Way. I had already been studying photography for a year and therefore, right from the start, the intent was to turn my gaze, in a more refined way, to places, situations and faces that could lead back to sensations, in order to remove the observer from what is more common, in terms of notoriety, to show a more introspective path.

Scenery that are offered before the eyes of any wayfarer, but which often escape the recognition in them of aspects relate to the conditions of the human soul.

This therefore wants to be ‘Imagine a way’, the journey of man as a metaphor of life. An experience that can be lived along other paths as long as you walk. Of course, the French Way to Santiago, which is the most common way, is unique in its kind as the succession of encounters is high and multiple. And the encounters generate things, modify the ‘paths’, transform the course of the journey, inside and out.

On the Primitive Way, I met Risto-Matti Kutila, a Finnish boy, yoga and Reiki practitioner. His indispensable and fundamental presence has transformed the course of events (the opening photo is a portrait of him during a Thai massage, in a moment of meditation in the albergue de peregrinos in Fonsagrada, one of the stops). He, like me, at some point in his life, began to question the ordinary, so as to think he wanted to change everything radically. The solution to finding answers was precisely walking. An action by no means be taken for granted that activates direct communication with oneself and places before breaking points, in many cases experiencing fear and despair, loss and frustration, which must be faced and overcome in order to continue.

This activation for me took place in two moments then (on the French Way in 2016 and on the Primitive Way in 2019), and the incredible thing is that it is still in progress, as I have never stopped since then to approach life and accept everything that comes, even unconsciously, in those terms of comparison, as well as seeing their path in others.

In March of this 2020, however, I would have had to take two other routes to Santiago, the Portuguese and the English one, but due to the Covid situation it was not possible. I plan to return as soon as the situation outside will get better to continue this photographic research; to catch hidden the hidden shades of a trial that has marked my life in some way.