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Ho camminato e ho guardato camminare. E il cammino cambiava, e cambiavo anch’io. Così il mio pellegrinare a Santiago de Compostela è diventato anche fotografia quando non avevo ancora coscienza di cosa la fotografia sarebbe diventata per me, di come io sarei diventato anche grazie ad essa. 

Queste fotografie sono state scattate lungo due vie che raggiungono la città dell’apostolo Giacomo, percorse a distanza di tre anni l’una dall’altra. Quando ho intrapreso il primo dei due viaggi avevo voglia di cambiare qualcosa nella mia vita, cambiare modo di viverla affrontando trasformazioni costanti; le paure che scaturiscono quando si tenta di prendere le distanze dall’ordinario, dalla comfort zone. Ho scelto di uscire allo scoperto, mettendomi alla prova con me stesso e con l’altro, lungo una via che è metafora di vita.

Il titolo del lavoro nasce proprio da questo tentativo. “Immagina una via” che ti porti lontano, oltre i tuoi limiti, quando vuoi che qualcosa cambi registro, che cambi forma, che ti stravolga. Perché il Cammino di Santiago può anche stravolgere. È un territorio che si attraversa come si attraversa un’esistenza. Alti, bassi, salite e discese, incontri e separazioni, frustrazioni e appagamenti, gioie e dolori. Dolori fisici e dolori dell’anima; dolori di andate senza ritorni. La gioia di nuovi arrivi, di nuovi volti, di nuove vite; di un nuovo te; di un nuovo me. 

Sono tante le persone che ho incontrato, le vite che ho incrociato e che ho visto. Mi sono soffermato sui loro occhi per vederli meglio, per carpire in loro le stesse mie ragioni, se non diverse; per cogliere meglio quella determinazione che aiuta a proseguire senza voltarsi indietro. Il cammino mi ha condotto in molti luoghi. Spazi che se osservati bene equivalgono a quello che abbiamo dentro l’anima. Quello che si nasconde sotto gli strati del cuore, lì si mostra poi in un tramonto, un’alba, in un raggio di sole che filtra al mattino tra nebbia e zone d’ombra; in una sconfinata ed arida pianura o in un rigoglioso e molteplice bosco di montagna. Si mostra nelle impervie realtà di villaggi distanti o nelle vie libere che conducono al centro di una città viva; in una stanza troppo piena o in una troppo vuota; nelle notti che scendono agli ostelli e intorpidiscono, o nei giorni che si sollevano all’uscio sul selciato e rincalzano il passo.

Un percorso di cambiamento cominciato nel 2016, lungo la via francese, in partenza da Saint Jean Pied de Port in cerca di quell’attivazione innescata dal camminare, un’azione per niente scontata che attiva una comunicazione diretta con sé stessi, con l’altro, col mondo che gira lento.

Scattare queste fotografie è servito a volgere lo sguardo su luoghi, situazioni e volti che potessero ricondurre a sensazioni dettate dai contesti, volendo tenerlo un po’ a distanza da quello che è l’aspetto più comune del Cammino di Santiago, cercando anche di cogliere quella spiritualità che avvolge questo pellegrinaggio e che prescinde dalla religiosità.

Questo per me è il cammino dell’uomo. Un’esperienza unica che porta ad esplorare, ad esplorarsi. Un percorso introspettivo lungo il quale è molteplice il susseguirsi degli incontri. E gli incontri generano cose, modificano gli eventi, trasformano l’andamento del viaggio fuori e dentro.

La mia ricerca fotografica continuerà lungo la via portoghese e quella inglese che spero presto di poter percorrere quando la pandemia non imporrà più i suoi limiti.

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EN

I walked and saw walking. And the path changed, and so I did. So my pilgrimage to Santiago de Compostela also became photography when I was not yet aware of what photography would become for me, of how I would become thanks to it.

These photographs were taken along two ways that reach the city of the apostle James, traveled three years apart. When I embarked on the first of the two trips I wanted to change something in my life, to change the way of living it by facing constant transformations; the fears that arise when you try to distance yourself from the ordinary, from the comfort zone. I chose to come out into the open, challenging myself and myself with the other, along a path that is a metaphor for life.

The title of the work was born from this attempt. “Imagine a way” that takes you far, beyond your limits, when you want something to change register, to change shape, to upset you. Because the Camino to Santiago can also upset. It is a territory that you cross as you cross an existence. Highs, lows, ups and downs, encounters and separations, frustrations and fulfillments, joys and sorrows. Physical pains and pains of the soul; pains of going without returns. The joy of new arrivals, of new faces, of new lives; of a new you; of a new me.

There are many people I have met, the lives that I have crossed and that I have seen. I dwelt on their eyes to see them better, to understand in them the same reasons as me, if not different; to better grasp that determination that helps to continue without looking back. The journey has led me to many places. Spaces that, if observed well, are equivalent to what we have inside the soul. What is hidden under the layers of the heart, is then shown there in a sunset, a dawn, in a ray of sunshine that filters in the morning between fog and shades; in a boundless and arid plain or in a lush and multifaceted mountain forest. It shows itself in the impervious realities of distant villages or in the free streets that lead to the center of a lively city; in a room that is too full or too empty; in the nights that go down to the hostels and numb, or in the days that rise at the door on the pavement and shore up the pace.

A path of change that began in 2016, along the French route, departing from Saint Jean Pied de Port in search of that activation triggered by walking, an action not at all obvious that activates a direct communication with yourself, with the other , with the world spinning slowly.

Taking these photographs served to turn the gaze on places, situations and faces that could lead back to sensations dictated by the contexts, wanting to keep it a bit at a distance from what is the most common aspect of the Camino to Santiago, also trying to grasp that spirituality that surrounds this pilgrimage and that is independent of religiosity.

This for me is the path of man. A unique experience that leads to explore, to explore yourself. An introspective path along which the succession of meetings is multiple. And the encounters generate things, modify events, transform the progress of the journey inside and out.

My photographic research will continue along the Portuguese and English paths that I hope to be able to walk on soon when the pandemic no longer imposes its limits.

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